
Come cambiare le abitudini dopo una diagnosi oncologica?
Era una donna.
Assomiglia a quello che accade per una donna in gravidanza: cambiano le priorità.
Diventa necessario decidere cosa non è utile o è dannoso e va evitato. Punto.
La prima trasformazione inevitabile è nelle abitudini e nei comportamenti: forse non sono tra le cause della malattia ma se ne impediscono la corretta cura vanno cambiate.
Punto.
Abitudini alimentari per esempio, tanto per cominciare: sospendere immediatamente una nutrizione che non è adatta alla situazione di cura.
Modificare ma senza aggiungere ulteriori complessità.
La prima reazione è invece piuttosto una forma di fuga irragionevole a evitare tutto quello che si crede faccia male.
E’ come nel delirio fobico del fai-da-te di chi teme di ammalarsi: sembra una buona idea togliere tutto quello che potrebbe farci male. Assomiglia alla fuga nel ‘senza’ di certe diete di moda, da rivista da spiaggia sotto l'ombrellone: senza zucchero, glutine, olio, uova, mozzarella, pasta, pane, salumi, formaggio, latte e carne...
L’oncologo e un bravo biologo nutrizionista eserto di pazienti oncologici sono gli interlocutori corretti per una dieta bilanciata e coordinata alle cure.
Resto su livelli generali perché sulla nutrizione ci sono varie scuole di pensiero e vorrei evitare polemiche.
Rimanendo in generale il fai-da-te fa rischia spesso di fare più danni della dieta a casaccio perché non tiene conto delle esigenze nutrizionali specifiche: può capitare che proprio quello che più si immagina come dannoso sia invece necessario anzi indispensabile al sistema immunitario per avere, letteralmente, i mattoni con cui costruire le cellule necessarie all'autoriparazione.
L'indicazione è sicuramente rivolgersi ad un biologo-nutrizionista, meglio ancora se esperto di diete oncologiche.
E' la scelta giusta perché il sistema immunitario ha bisogno di sostanze che gli sono indispensabili per una corretta e completa reazione auto riparativa. La dieta aiuta persino a ridurre alcuni disturbi connessi alle cure.
La paziente però mi ha regalato un'altra riflessione sulla somiglianza tra la patologia oncologica e la gravidanza: sono entrambi delle condizioni collettive.
In entrambi i casi tutti si sentono autorizzai a dire la propria o, se anche non esprimono la propria idea, sicuramente ognuno ha il proprio punto di vista, nessuno resta indifferente.
E questo è davvero un tema psicologico assai rilevante.